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Roland Garros – Una giornata storica e memorabile: tre italiani nei quarti dopo battaglie straordinarie

Valeva la pena fare le due del mattino! Sì, per vedere uno degli spettacoli tennistici più straordinari cui mi sia mai capitato di assistere in 180 Slam e 51 Roland Garros. Alludo all’incredibile, davvero pazzesca rimonta avvenuta nello storico giorno in cui per la prima volta tre tennisti italiani hanno raggiunto i quarti di finale di uno Slam, prima Cobolli, poi Berrettini, quindi Arnaldi, una sorta di magico alfabeto del tennis italiano alla rovescia: C-B-A. Con i due Matteo, Arnaldi e Berrettini, A e B, che si scontreranno in un inedito quarto di finale, prima che Cobolli, C, sfidi il canadese Aliassime che per non essere da meno dei tre italiani ha scritto anche lui un pezzettino di storia per essere diventato il primo canadese che raggiunge i quarti di finale in tutti i quattro Slam. Ma la maratona più straordinaria è stata – e conclusasi poco prima delle una e mezzo del mattino – quella che ha sigillato il tris azzurro, quella di cui sono stati meravigliosi protagonisti, per 5 ore e 26 minuti, Matteo Arnaldi e Frances Tiafoe, dopo che nella giornata Flavio Cobolli aveva domato in 4 set l’americano Zachary Svajda che, in svantaggio due set a uno, aveva rimesso in piedi il quarto set rimontando da 1-5 a 5 pari. E dopo che il “gladiatore” con in pugno il “martello”  Berrettini aveva “vendicato” Sinner in tre set assai combattuti rimandando a casa il giustiziere di Jannik Juan Manuel Cerundolo che non è riuscito a trasformare 3 setpoint nel tiebreak del terzo set. 3 ore e 19 è durato il match di Cobolli sullo Chatrier, 2 ore e 32 minuti quello di Berrettini sul Lenglen, 5 ore e 26 quello di Arnaldi, mai visto giocare così bene, ancora sul Lenglen. Fate voi il conto di quanti minuti il vostro anziano cronista abbia seguito senza perdersi un punto. Il mio blocnotes è testimone. E’ stato bellissimo, indimenticabile, stupefacente. Ho davvero provato, una ora dopo l’altra, tante di quello ore di piacere indescrivibile, gioia immensa, perchè ero quasi convinto di dover scrivere – prima della miracolosa “impossibile” rimonta di Arnaldi che perdeva due set a uno e 4-1 con due break nel quarto di fronte a un Tiafoe ispirato come non mai– che sì, ultimamente eravamo stati troppo viziati dai successi dei nostri, e di Sinner più di tutti, negli Slam come in Coppa Davis… e allora ci permettevamo quasi di essere insoddisfatti perché anziché tre avevamo… due soli italiani nei quarti al Roland Garros, quasi che non fosse un’impresa fenomenale di per sé. Se anche Sinner e Musetti erano approdati nei quarti un anno fa (e erano poi arrivati il primo in finale e il secondo in semifinale) ripetersi un anno dopo meritava ben più che una semplice sottolineatura. E’ la storia di 100 anni del nostro tennis che bisogna conoscere e ricordare, per capire quando sia il caso di abbandonarsi a meritati festeggiamenti. Avessimo avuto soltanto – e sottolineo il soltanto – Cobolli e Berrettini nei quarti, senza raggiungere l’epico tris con Matteo Arnaldi, avremmo dovuto essere comunque più che orgogliosi per le inimmaginabili soddisfazioni che il tennis italiano sta dando ai propri appassionati. Nessuna altra nazione può in questo momento vantare gli stessi risultati. Se pensate che il nostro miglior giocatore degli anni Duemiladieci, Fabio Fognini, aveva raggiunto un solo quarto di finale – qui a Parigi nel 2011 – in tutta la sua carriera fatta di 63 Slam, potete capire meglio quale sarebbe stata la portata della doppia impresa. Figurarsi adesso che l’impresa è un “triplete”. Oggettivamente Fognini – che è poi entrato fra i primi 10 del mondo – è stato più forte di Marco Cecchinato che pure qui nel 2018 arrivò in semifinale (dopo aver battuto Djokovic). Da Corrado Barazzutti (1978) in poi, e prima di Cecchinato e poi i ragazzi di questi ultimi tempi (Berrettini, Musetti, Cobolli, Arnaldi), soltanto Renzo Furlan nel 1995 aveva giocato qui i quarti di finale perdendo da Bruguera. Per questo prima ancora che Arnaldi riuscisse nella sua incredibile rimonta, in sala stampa è stato tutto un congratularsi dei colleghi per il felice momento (prolungato ormai) del tennis italiano, tanto più incredibile dopo che avevao perso per strada Sinner. Molti colleghi, francesi, olandesi, belgi, spagnoli, serbi, sono venuti a intervistare noi italiani, chiedendoci di spiegare questo straordinario boom. Tutte le vittorie azzurre, soprattutto quando arrivano nella seconda settimana di uno Slam, sono importanti, ma non sono tutte uguali. Non risvegliano ricordi di una stessa intensità, non suscitano le stesse emozioni.   Chissà quante altre volte Flavio Cobolli centrerà altri quarti di finale, come già a Wimbledon un anno fa e al Roland Garros quest’anno (quando, attenzione, il torneo non è ancora finito, perché se battesse Auger Aliassime non sarebbe poi questa gran sorpresa, lo ha già fatto due volte), ma di rivedere di nuovo Matteo Berrettimi raggiungere lo stesso traguardo dopo 5 anni di infortuni, tentativi di recupero spesso frustrati, risultati negativi e tanti dubbi nella sua testa e nella nostra, fa davvero un piacere particolare. Perché, Matteo sembrava uscito dai radar del grande tennis, e perfino la vittoria di Coppa Davis che insieme a Cobolli lo aveva visto protagonista lo scorso anno a Bologna a spese di tutti i numeri 2 delle formazioni avversarie, dell’austriaco Rodionov, del belga Collignon, dello spagnolo Carreno Busta, non aveva spazzato via tutte le incertezze che si nutrivano sul suo conto. Del resto la sua classifica prima di oggi parlava chiaro: n.105 Atp. In teoria Matteo è ancora a rischio (modesto) di non entrare in tabellone a Wimbledon. L’ammissione “regolare” all’entry list cade sei settimane prima dell’inizio del torneo. Il fatto che oggi sia n.47 virtuale non cambia nulla: è una classifica che non conta ai fini Wimbledon. In tabellone entrano i primi 104 e un paio di tennisti che sono stati infortunati e hanno il ranking protetto. Certo nessun vero appassionato poteva dimenticare che Matteo era stato il primo finalista della nostra storia tennistica in uno Slam dopo Panatta nel ’76 e addirittura nel luogo più prestigioso fra tutti a Wimbledon (2021), né che già un paio d’anni prima era stato il primo top-ten azzurro nonché il primo a qualificarsi per le finali ATP, però sembravano tutte annotazioni biografiche risalenti… alla preistoria. E perciò di fatto irripetibili. Matteo per l’opinione pubblica era un ex n.6 ATP, ma appunto un ex. Perfino colleghi che seguono il tennis da tempo e con passione si sono ritrovati – pur sapendo che lui era stato il primo giocatore italiano a raggiungere almeno i quarti in tutti i tornei dello Slam – a dover cercare quante volte Matteo fosse arrivato nei quarti negli Slam. Erano sei, quei quarti fino a ieri. Otto meno di Sinner, tre meno di Pietrangeli, tanti quanti quelli di Panatta (ora lasciato dietro), due più di Lorenzo Musetti e Giorgio de Stefani. E allora quante semifinali per Matteo? Tre. Una per ciascuno degli Slam salvo che, per l’appunto, zero proprio a Parigi. Dove però potrebbe, a questo punto, arrivare quest’anno. Ci riuscisse – superando l’irriducibile Arnaldi, nel derby fra i Matteo, il Matteo di 30 anni sarebbe il secondo tennista italiano capace di tanto. Il primo? Dai, questo lo sa anche la massaia di Voghera: Jannik Sinner! Contro Comesana aveva annullato due matchpoint, chiudendo il match al supertiebreak 15-13 al suo quarto matchpoint e facendo, dal 12-13 gli ultimi tre punti consecutivi. Contro quest’altro argentino, Juan Manuel Cerundolo, Matteo ha annullato 3 setpoint nel tiebreak del terzo set, sul 3-6 e ha chiuso facendo tutti gli ultimi 5 punti. Mi pare giusto sottolineare queste rimonte perché testimoniano quanto mi ha detto anche Thomas Enqvist subito dopo la partita sulle scale del Suzannne Lenglen quasi abbracciandomi, tanto era emozionato anche lui (ma chi dice che gli svedesi sono freddi?): “Matteo è un grande giocatore, tutta la sua carriera lo dimostra, ha sempre giocato molto bene i punti importanti e lo ha fatto anche oggi! E’ un grande”. D’altra parte un giocatore che ha fatto i risultati che ha fatto lui, potendo contare in pratica solo su un grandissimo servizio e su un dritto davvero straordinario per potenza, precisione e continuità, con l’handicap di un fisico pesante (95 chili) e fragile –“E’ da quando la federtennis mi convoca a 12 anni ai raduni giovanili che mi dicevano che non ce l’avrei fatta per via di questo fisico…” doveva avere inevitabilmente una forza mentale sovrumana. Contro un Cerundolo assolutamente sorprendente per l’efficacia del suo servizio – 16 ace lui, appena 5 Matteo che aveva scelto però di servire più prime possibili sul rovescio di Cerundolo (71%) – a Matteo avrebbe fatto comodo una risposta più efficace, magari giocata con un pochino più di anticipo. Ma dopo aver strappato all’argentino il game di battuta nel secondo game del match -dopo 10 minuti dal via – non è più riuscito a farlo per quasi 2 ore. Ha vinto il primo set grazie a quel primo break, poi il secondo set al tiebreak conquistando 7 punti su 9 (7-2 a proposito di saper giocare bene i punti importanti) senza che nel set ci fosse stata alcuna pallabreak, né da una parte né dall’altra. Quando, dopo un’ora e 50 di gioco Matteo ha commesso 3 errori gratuiti e perso, sul 2 pari, il servizio, abbiamo temuto che non si potesse sfuggire al quarto set. Ma ecco che mentre il solito Berrettini dà il meglio di sé quando il momento lo richiede, gli avversari invece si fanno tradire dal nervosismo. Sul 5-4 Cerundolo è andato a servire e non ha messo dentro che una prima. Matteo lo ha lasciato a 15. E si è arrivati a un nuovo tiebreak. Nella cronaca di Danilo Gori dovreste trovare come Matteo ha rimontato da 3-6, dopo una sciagurata discesa a rete serve&volley di Juan Manuel che ha giocato una volee da dimenticare. Ha fatto seguito uno lungo scambio e Cerundolo non ha centrato il passante. Quindi un lob difensivo lungo dell’argentino e sul 6 pari il pubblico ha improvvisato una prolungata “Ola” che l’arbitro non riusciva a interrompere. Anche in quel momento – ho pensato – prevarrà chi ha i nervi più saldi, il giocatore più esperto…cioè Matteo. E così è stato. Le urla di Matteo per celebrare il traguardo raggiunto si devono essere sentite, dal Suzanne Lenglen, fino al Philippe Chatrier. E avremmo voluto urlare con lui. Quel che ha detto qui la dice lunga sul suo modo di essere, di affrontare i momenti difficili: “Nella mia testa ero già pronto a chiudere la partita al quarto set, perché mi è successo in passato di essere avanti 2 set a 0, perdere il terzo e dover ricominciare a lavorare, continuando a fare le cose giuste. A livello di gioco mi sembrava che col passare del tempo lui stesse tenendo soprattutto grazie al servizio; quando si entrava nello scambio mi sentivo più forte, e questo mi dava fiducia. Ho fatto un po’ un “rewind” nel mio database di quante volte è successa questa situazione, in cui sei avanti, sei vicino a chiudere, ma devi ricominciare da capo e dirti: “Continua a fare le cose giuste, continua a fare quello che ti ha portato in vantaggio”. Questa è una cosa che solo l’esperienza può darti: per un ragazzo alla prima volta in uno Slam è più difficile fare questo ragionamento, ma anch’io ho dovuto sbatterci la testa e imparare”. Ecco, traggo spunto da queste parole di Matteo per sottolineare che anche Flavio Cobolli è stato molto bravo vincere il quarto set dopo che, la sua partita si era complicata maledettamente. Del ragazzo americano di La Jolla in area San Diego – dove fui ospitato nel magnifico club per via uno scambio che il CT Firenze fece con del “People to People”…mi prestarono una limousine con la quale scesi in Messico fino a Ensenada dove era nato Raul Ramirez – la cui storia è stata ben presentata da Michelangelo Sottili, credo che sentiremo ancora parlare, perché mi è parso un tennista capace e molto intelligente. Più forte della sua classifica. Bel rovescio anticipato. Dritto invece piuttosto ballerino. Svajda era riuscito, dopo due set dominati da un ottimo Cobolli, a vincere il terzo set e, rovesciando la tendenza, a rimontare da 1-5 a 5 pari annullando sul 4-5 un matchpoint a Cobolli che ha sbagliato un dritto gratuito. Insomma Flavio, che non ha l’esperienza di Matteo, avrebbe potuto disunirsi, anche perchè nel teiebreak è andato sotto di un minibreak, 1-2. Buon per lui che Svajda ha lì commesso il quarto doppio fallo della sua partita eppoi sul 3-2 per lui ha fatto un altro bel regalo. Però Flavio è stato più lucido negli ultimi frangenti che dal 5-1 al 5 pari. Raggiungere il secondo quarto di finale in uno Slam dopo quello di Wimbledon 2025 e l’undicesimo posto nella classifica virtuale ATP (“Festeggiamo sempre il best ranking” ha sorriso Flavio in conferenza stampa dopo aver detto però “Me la sono fatta addosso nel quarto set”) è un grandissimo risultato. Anni fa, se non fosse stato per Sinner e i suoi exploit – a proposito ha raggiunto la settimana n.72 in vetta al ranking mondiale, ma è in pratica n.74 e quindi a un tiro di schioppo da Hewitt che è n.80 …Jannik arriverà a US Open da n.1 – per un ragazzo di 24 anni che centra i quarti a Parigi …in tutto il Bel Paese avrebbero suonato le campane. Batterà anche Aliassime? Ho chiesto al canadese, che ha battuto in 3 set il cileno Tabilo (63 75 61) ed è il primo del suo Paese a raggiungere i quarti in tutti gli Slam, se ricordasse le due partite da lui perse nel 2024 a Montreal e a Acapulco. Ha risposto così: “Le ricordo, ma penso che per lui e per me quelle partite non siano rilevanti per il prossimo match che giocheremo. È molto diverso. A Montreal, per essere onesto, ero arrivato due giorni dopo le Olimpiadi di Parigi. Ero tornato perché giocavo in casa e volevo giocare davanti al mio pubblico, ma non ero assolutamente nelle condizioni di giocare bene. Quindi mi ha massacrato, ho giocato malissimo. Ad Acapulco, invece, è stata una partita molto combattuta. È stata dura. Ho servito male, ma già allora vedevo che era un grande giocatore. Non era ancora così alto in classifica, ma quando vedi come si muove e i colpi che ha, capisci che è talentuoso e molto equilibrato come giocatore. Ha una grande mano. Sono sempre stato un suo estimatore. Penso sia un grande giocatore. Col tempo abbiamo anche avuto più occasioni di allenarci insieme, e insomma questo ragazzo ha tantissime qualità. Per me questo prossimo match sarà una partita molto dura”. Sono curioso di vedere quali quote faranno i bookmaker. Per capire chi considerano favorito. L’altro giorno, l’ho scritto, Wilander ha visto Cobolli  favorito per un posto in fimale, dovrebbe cioè battere sia Aliassime sia Tiafoe. Un doppio compito durissimo. Ma questo Cobolli non vuol finire di stupire. Adesso l’Italtennis ha a Parigi un semifinalista sicuro, uno dei due Matteo, e se Cobolli battesse Aliassime ne avremmo un secondo nonché un finalista altrettanto sicuro, per vedersela con chi uscirà dal quartetto della metà bassa del tabellone: cioè fra chi vince oggi pomeriggio fra Zverev e Jodar e stasera fra Fonseca e Mensik. Tre ragazzi fra i 19 e i 20 anni che hanno accerchiato il ventinovenne Zverev che ha su di sé una terribile pressione. Gli altri avranno tante altre occasioni di imporsi in uno Slam, lui forse no. Soprattutto se torneranno in campo, e nei loro migliori cenci, Sinner e Alcaraz. Alla cui assenza, ripeto quanto ho scritto nel mio ultimo editoriale -o era il penultimo? Sono le tre di notte e dopo una giornata così non pretendete che io sia lucido – è forse dovuto uno dei Roland Garros più combattuti, spettacolari e divertenti degli ultimi anni. Chiedo scusa se trascuro le altre partite di questo lunedì, Sabalenka che batte Osaka, Kaliniskaya che  supera Potapova. Shnaider che elimina Keys e la sorprendente originalissima polacca Chwalinska che spegne la Parry e le ambizioni francesi. I francesi oggi tiferanno Svitolina nel derby ucraino con la Kostyiuk, saranno neutrali per Cirstea-Andreeva. Ma se trovaste un’oretta e mezzo per guardare tennis in tv, non vi perdete quarto e quinto set di Arnaldi Tiafoe. Spettacolo assoluto, di primaria grandezza. Secondo me, e non solo per le emozioni che ha dato, ma proprio per la qualità, i tuffi, le capriole, i recuperi, le risposte fulminanti, gli scambi allucinanti, l’atmosfera creata dal pubblico impazzito– tantissimi italiani entusiasti ma anche tanti tifosi di Tiafoe –  resterà candidato per il migliro match dell’anno. L’avrei detto, sia chiaro, ache s elo avesse vinto Frances Tiafoe che sulla terra rossa secondo me non aveva mai giocato meglio. So quanto sia banale, ma sarebbe stato davvero giusto un pareggio. Solo che la giornata del tennis italiano non sarebbe stata così leggendaria, davvero storica. Quando è così, il tennis è proprio uno sport da amare. ...

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